La spiritualità non serve a niente

In questo momento storico c’è l’idea collettiva -fuorviante- che tutto serva a qualcosa.

“Tutto accade per una ragione” – “C’è una lezione da imparare” – “vengo messo alla prova”. Ogni cosa sembra avere un senso e dunque una funzione (per lo più egocentrica) nel grande piano della vita. 

Ma la vita non ha un piano per te.

Non ha un obiettivo, una logica, neppure una sua etica. La vita è una forza irrefrenabile e travolgente, ora meravigliosa e tra un secondo spietata. La vita è immensa e inintelligibile.

Quando qualcosa accade, non chiederti cosa significa

Che senso ha? Nessuno.

Quando ti fanno un torto o un regalo, quando ti ammali, quando ti innamori, quando trovi o perdi il lavoro… No: non è una lezione che l’universo ti ha appositamente preparato. Non è un dono o un dispetto messo in atto per te.

È la vita che segue il suo corso.

Invece di cercarne il senso, apriti alla sua potenza. Spaventati, se ti fa paura. Arrabbiati, se ti offende. Piangi se ti fa soffrire. Sorridi se ne sei felice. Lei non se ne accorgerà.


La spiritualità non spiega né migliora la vita

Se cerchi la spiritualità per essere più equilibrato, é meglio rivolgersi allo psicologo.

Se vuoi meditare per curarti il mal di testa o il mal di stomaco, é più facile sentire il parere di un medico, di un naturopata, di un nutrizionista. Se scegli la consapevolezza per essere un “vincente”, cerca altrove. La spiritualità non serve.

Quando ti apri allo spirito, sei tu che ti poni al servizio.

Non per rendere il mondo un luogo migliore, non per salvare qualcuno o per chissà quale illuminazione improvvisa: solo perché è la cosa giusta da fare. A volte l’unica possibile.

A volte lo spirito ti trova perché la vita dice dei forti e sonori “NO”

Cose su cui non hai controllo.

Incontri. Malattie. Dolori che sconvolgono ogni certezza. Amori assoluti. Litigi. Scossoni e sorprese che mettono tutto sottosopra. Quando accade non c’è idealismo, non c’è etica né insegnamento. All’improvviso, non sei più tu a decidere.

É allora che lo spirito si fa sentire.

Allora c’è il bisogno reale -non la curiosità intellettuale- di andare oltre il limite della logica e delle tue risorse, perché non bastano più. Te le sei giocate tutte, ma non sono bastate. C’è qualcosa di più grande.


Questa è spiritualità: addentrarsi nell’ignoto

Tutto il resto è un inganno piacevole per l’ego.

Non c’è obiettivo, vantaggio, risultato. Solo la necessità e la volontà di aprirsi a ciò che sta oltre sé. Non c’è “scopo” in questo, perciò la spiritualità non può essere una pratica, un aiuto, un ambito di conoscenza. Non serve a nulla di tutto ciò.

É un’immensità incomprensibile, eppure confortante.

É una fragranza che conosci da sempre. Una resa senza sconfitta. Torna ogni giorno allo spirito così come la sera torni a casa a riposare. “Spiritualità” alla fine vuol dire questo: il ricordo quotidiano dell’eterno.