i Canti del Drago
i Canti del Drago
Il tesoro perduto
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Gli esseri umani hanno uno strano amore per il dolore, dice il drago. Amano sostare a volte nel rimpianto, nella nostalgia, nel contemplare ciò che avrebbe potuto essere… ma non è.

C’è un’anima sacra in questo soffrire.

È il punto di contatto con una parte ignota e incontrollabile della natura umana, dove vive il più difficile e prezioso insegnamento: accettare, senza tuttavia arrendersi. 

Il tesoro perduto è fatto di occasioni non vissute, di terre mai vistate, del coraggio mai trovato.

È fatto da ciò che non è… eppure in qualche modo è con noi -dentro di noi- nella nostra parte più umana e intima. Questa canzone ne racchiude il richiamo ipnotico, dolce, ma anche doloroso. È un omaggio alla parte più sacra del nostro essere incompleti.

Il drago sostiene che gli esseri umani non sappiano l’immenso valore del proprio tesoro perduto.

Eppure, in qualche modo, sentono l’importanza di questo deposito di energie in apparenza irraggiungibili. E accade anche, dice, che nel tempo ne ritrovino la memoria e arrivino a riappropriarsene… ritornando completi.


L’alba grigia del mare
Disegna mondi di nebbia
Sull’orizzonte al di là
Di me

Il riflesso nel cielo
Poco prima del sole
Sulle terre al di là
Di me

Dove vive ciò che non è

Tutti i labirinti da cui non fuggirò
Notti senza stelle… non mi sveglierò
Gli Amori passati che fanno ancora male
Speranze ormai spente e che non so lasciare

Il tesoro perduto
Che lega il mio cuore