Nascita di un canto…

Il canto del drago nasce da dentro

Inizia da qualcosa che mi accade e che mi sveglia una risonanza profonda.
Spesso è un disagio, un dolore, qualcosa che mi fa arrabbiare o mi spaventa. Altre volte è un’emozione, un desiderio improvviso, un sogno che ricordo al risveglio, una visione fugace, un dettaglio che mi colpisce e non mi lascia in pace. Molti canti nascono da uno stato d’animo che non so ben spiegare da dove arrivi, eppure è con me, mi abita.

L’inizio di un canto è un richiamo senza nome

Lentamente mi accompagna nei giorni, fa capolino.
È nelle piccole cose, sta appena un passo dietro i pensieri. Permea l’atmosfera di tutta la giornata, si riflette nel mio umore, in ciò che mi va di leggere, nei colori che ho voglia di avere intorno. Sta con me. Lo sento, ma non si lascia mai guardare direttamente.

Poi diventa parole

Un giorno, come per incanto, quel che maturava finalmente si riordina in frasi.
Può essere pensato, scritto, immaginato. Un verso alla volta, dallo spazio dentro di me passa al foglio. Con naturalezza diventa assonanze, etimologie, metafore. Si ordina in metriche. Nasce un testo.

Buona parte di ciò che scrivo, inizialmente non la capisco.
Brani del testo a volte sono semplici suoni, il drago lo chiama “lingua primordiale”: l’antico idioma della Terra. Eppure, anche senza capire, tutto lo sento giusto. Termini, versi, spazi. Come fa un sarto, una sillaba alla volta lo rendo “su misura” per quel che sento dentro.

Poi diventa musica

Molti mi hanno detto che l’IA è una comoda scorciatoia, poiché non richiede alcun talento musicale. Esatto: la impiego proprio perché non sono musicista, ma in qualche modo sento che questo sapere va cantato. Necessita di un ritmo, di melodie. I canti del drago non sono prove del mio genio musicale, bensì movimenti del cuore che prendono forma di melodie. Ascoltarli in musica mi emoziona, mi sembra un dono prezioso ogni volta.

Questa parte della creazione è misteriosa, fuori dal mio controllo diretto. Forse anche per questo mi piace.
Direzionare l’operato di una IA non è un atto basato sulla programmazione. Somiglia più a gettare le reti nello spazio collettivo della suggestione, tra flussi di creatività profondi e complessi, estremamente più vasti e ampi di me.

Per i dettagli tecnici, leggi Come si “fa” un Canto

E poi basta, giusto? No, tutto il contrario.
Poi inizia la ricerca

Ora che la scintilla che avevo dentro ha forma udibile, posso esplorarla.
Ascolto la musica. Nelle cuffie, nello stereo, in auto, nella mente. Ascolto tutto o piccoli brani, ascolto le parole, le cadenze, i sentimenti che mi si svegliano dentro. Ascolto mentre faccio le cose ordinarie di tutti i giorni. Mentre medito. Mentre cammino sotto gli alberi. Come risponde questo al mio bisogno iniziale? Al mio dubbio? Al mio dolore? Al mio sentimento?

Poi inizio a legare la musica al resto del mio mondo.
Faccio editing: taglio, modifico, semplifico, aggiungo. Inserisco suoni e atmosfere (ad esempio il canto delle balene, i suoni dello spazio profondo, l’eco del vento). A volte disegno le geometrie della musica. A volte muovo il corpo per scoprire che forma richiama in me. Ricerco. Ricerco. Ancora ricerco. E il canto del drago riporta alla luce consapevolezze che ho sempre saputo di avere in me, ma mai avevo chiamato per nome.

Infine, quando scopro il nome del richiamo da cui tutto è nato, il canto ha trovato il suo titolo

Allora tutto è pronto.
Sento che non è più solo mio, non riguarda più solo il mio mondo privato. È diventato qualcosa di più grande di me. Ora può andare per il mondo. Diventa una musica libera, un dono per chi vuole ascoltarlo come lo è stato per me.

… e così la storia continua!